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04 January 2017 @ 12:18 am
[Yuri!!! On Ice] I'd break the back of love for you (6/9)  

Titolo: I'd break the back of love for you
Titolo Capitolo: #6 - Its' funny how I find myself in love with you
Autore: raxilia5running
Beta: terryh_nyan
Fandom: Yuri!!! On Ice
Personaggi: Georgij Popovich, Yuuri Katsuki, Viktor Nikiforov, Christophe Giacometti, Mila Babicheva, Sara Crispino
Coppia: Georgij/Viktor/Yuuri, Mila/Sara, broship!Christophe/Viktor
Parte: 6/9
Rating: PG15
Genere: Introspettivo, Romantico, Generale
Warning: soulmate!AU, tatuaggi magici, slash, festa di natale, polyamory, platonic love
Riassunto: Nessuno dei due notò l’occhiolino rapido che Mila aveva rivolto a Viktor, né il sorriso con cui il ballerino le aveva risposto, più che semplicemente demoniaco. Entrambi avevano lo sguardo letteralmente calamitato sull’apertura appiccicosa della bustina, di cui sollevarono i lembi con la stessa, guardinga cautela – neanche si aspettassero di vedersi scoppiare quel pacchetto fra le mani da un istante all'altro.
In realtà conoscevano entrambi Viktor abbastanza da sapere che il genere di bombe che poteva ficcare in un pacco regalo potevano essere ben più devastanti, in quanto a esplosioni istantanee di imbarazzo. Si trovavano persino in presenza di parecchie altre persone, bisognava stare attenti a cosa si cavava fuori da quelle buste.

★Iniziativa: Questa storia partecipa al contest “Christmas Game – Puzzle Time” a cura di Fanwriter.it!
★Numero Parole: 3499
★Prompt/Traccia: #45. “Mi hai regalato delle manette col pelo?”
Note: Un altro capitolo di passaggio - un po' come quello su Goshen'ka e JJ - e finalmente si scartano i regali sotto l'albero. Il prompt era succosissimo per una NSFW ma io mi sono buttata sul ridicolo, as usual, perché era più divertente.
Non ho molto da dire, a parte un paio di precisazioni: il finale alternativo di "Metropolis" previsto da Lang non esiste, non è mai stato girato ma tanto è una AU quindi posso inventarmi cose. *spiegazioni dementi*
Poi: ringrazio deerna che nel mezzo delle ricerche per cose che sta scrivendo, mi ha rivelato che a Detroit c'è un vero e proprio festival annuale del BDSM, l'Exotica. C'è anche l'X Ball, che è tipo una serata mega-eventone che permette agli amanti del BDSM di incontrarsi e prevede spettacoli e performance. Quanta preziosità. *si commuove*
E, niente, spero di riuscire a postare domani il capitolo 7, che insieme all'8 è già il mio preferito perché...
Vabbè, poi vedrete perché, ADDIO.

Funny how I blind myself
I never knew
If I was sometimes played upon
Afraid to lose
(No Doubt | It’s my life)

Il suo ultimo album autografato.

Poteva andare peggio, perché alla fine JJ gli aveva davvero regalato qualcosa di suo e, per quanto Georgij preferisse l’hard rock al pop rock, per lo meno quel cd poteva usarlo come sottofondo per concentrarsi mentre lavorava. Bruciare i libri era da nazisti, ma con la sua autobiografia al massimo ci avrebbe pareggiato un tavolo.

E in ogni caso quella era toccata a Viktor – per grazia di Dio, Phichit aveva immortalato la sua esatta espressione di dolore e riprovazione mentre scartava il pacco; l’avrebbe usata come riferimento per qualcuno dei suoi pupazzetti agonizzanti nel prossimo film, perché mai in vita sua aveva visto tanta disperazione sulla faccia di un solo uomo.

«E questo è da parte mia e di Viktor…» esclamò Yuuri, allungandogli un pacco dalla curiosa forma tonda. Lui e Viktor avevano sempre aspettato la mezzanotte del 26, prima di scambiarsi i regali e festeggiare i loro compleanni. Non portava bene farlo in anticipo e in ogni caso a Viktor non era mai importato troppo festeggiare il suo compleanno – ma ci aveva sempre tenuto a ricordare a tutti che quello di Georgij cadeva il giorno immediatamente seguente.

Il 2017, però, era il loro secondo anno negli Stati Uniti, dove in quel grumo intricato di festività cadeva anche il Natale – e Michele gli aveva accennato al fatto che in Italia anche il 26 era una festa importante, almeno per digerire tutto quello che si era ingollato nei due giorni precedenti. Così quell’albero era appena diventato il luogo di scambi incrociati e tardivi di regali di Natale e di compleanno, in un giro folle di pacchi e pacchetti che spesso dovevano essere restituiti al legittimo proprietario, perché persi nella confusione di nastrini e carta lucida.

«Oh, finalmente potrò distruggervi anche a Just Dance 5, non è bellissimo, Yuuri?» stava pigolando Viktor tutto contento, proprio in quel momento, abbracciando la scatola di cartone fra le gambe e le braccia come se fosse stata un peluche gigante. Viktor non era proprio un videogiocatore appassionato – certo non quanto Yuuri che possedeva una libreria personale di titoli di tutto rispetto – ma tutto ciò che concerneva la danza lo infiammava, a prescindere, e una partita a Just Dance a casa di Chris gli era bastata per decidere che quel gioco sarebbe stato perfetto per passare il tempo.

E poi era Yuuri quello che aveva pianto – gli aveva restituito la pariglia, ah! – per il Nintendo NX in edizione limitata di Pokemon Eclisse e l’abbonamento illimitato alla Pokébanca.

«Ma che cosa…» balbettò, scartando il suo pacco e ritrovandosi davanti a una pizza cinematografica ermeticamente protetta da un contenitore di alluminio splendente. La rigirò brevemente fra le mani e si ritrovò a bocca aperta a fissare l’etichetta, che gli rivelava che genere di pellicola stesse stringendo in quell’esatto istante.

«La bobina originale… di Lang… con il finale alternativo di Metropolis… come… Vitya come hai… no, lascia perdere».

Georgij sbatté le palpebre più volte, continuando a fissare l’etichetta ingiallita su cui spiccava in inchiostro sbiadito la scritta “1927 – Metropolis Alt. Ending”. Era l’unica versione esistente del suo finale alternativo – quello davvero voluto da Lang con la città distrutta e i due amanti che fuggivano via, era assolutamente la sua preferita ma era un finale che tutti conoscevano per sentito dire, Georgij non avrebbe mai creduto che qualcuno ne fosse ancora in possesso.

Viktor e Yuuri lo stavano osservando in attesa, anzi, a giudicare dai loro sorrisi dolcemente beffardi, stavano aspettando che scoppiasse a piangere per l’emozione da un momento all’altro – stupidi sadici, cosa c’era di divertente nel vederlo con le lacrime agli occhi non lo sapeva, da quanto portava il mascara waterproof non potevano più sfotterlo neanche per le macchie di rimmel che lo facevano assomigliare a un panda.

«Mi sa che c’è un altro regalino per te, Gosha».

Mila intervenne all’improvviso, le sue braccia che gli avvolgevano la vita in una stretta energica, mentre l’amica posava il mento contro la sua spalla e faceva un cenno in direzione di un angolino poco lontano dell’albero, proprio di fianco a una delle basi di metallo.

Georgij la notò solo in quel momento, la discreta bustina di plastica viola glitterata che ammiccava rimandando indietro i riflessi delle lucine dell’albero. Se ne stava appoggiato a una busta oblunga, impacchettata del medesimo materiale, soltanto di un intenso blu scuro, e su entrambe spiccavano due bigliettini scritti in un cirillico corsivo, sottile ed elegante, che poteva appartenere a una sola mano.

«Yuuri… qui c’è qualcosa anche per te» borbottò Georgij, facendosi improvvisamente guardingo, e si allungò in direzione dei due pacchetti. Si portò dietro anche Mila, che sembrava aver scambiato la sua schiena per una roccia su cui sdraiarsi, come un gattone stanco e pigro steso al sole, e afferrò entrambi i pacchetti, prima di lanciare quello blu al suo… secondo ragazzo o come diamine doveva chiamarlo, bisognava mettersi d’accordo sui titoli, lì dentro.

«Vitya… perché ti firmi “un anonimo”, quando si capisce benissimo che è la tua scrittura e non quella di Zhora…» sbuffò Yuuri, altrettanto sorpreso, alludendo a un certo vizio dei primi tempi di Georgij di disseminargli in giro per casa pensierini e oggetti che potevano servirgli, spacciandoli per regali da “anonimo” – “perché siamo rivali, Yuuri, non è che posso farti cortesie così apertamente, non è l’etichetta giusta”.

Nessuno dei due notò l’occhiolino rapido che Mila aveva rivolto a Viktor, né il sorriso con cui il ballerino le aveva risposto, più che semplicemente demoniaco. Entrambi avevano lo sguardo letteralmente calamitato sull’apertura appiccicosa della bustina, di cui sollevarono i lembi con la stessa, guardinga cautela – neanche si aspettassero di vedersi scoppiare quel pacchetto fra le mani da un istante all’altro.

In realtà conoscevano entrambi Viktor abbastanza da sapere che il genere di bombe che poteva ficcare in un pacco regalo potevano essere ben più devastanti, in quanto a esplosioni istantanee di imbarazzo. Si trovavano persino in presenza di parecchie altre persone, bisognava stare attenti a cosa si cavava fuori da quelle buste.

«Ma cosa…».

Georgij divaricò l’apertura con la punta dell’indice e del medio e restò a fissare interdetto quello che faceva capolino dall’interno della bustina – piume e pelo sintetico di un bel viola splendente. Sospirò: gli toccava tirar fuori quella roba, se voleva capire di cosa si trattava e l’idea non gli piaceva per niente.

Figura di merda in tre, due, uno…

«… mi hai regalato delle manette col pelo?».

Non aveva intenzione di alzare la voce così tanto – poteva raggiungere acuti impensabili, nonostante il tono perennemente fondo che gli era ben più naturale – ma ormai il danno era fatto e ben più di tre paia d’occhi si erano appuntate su quelle che erano indubbiamente un paio di manette, che ondeggiavano appese al suo indice. Due manette ricoperte di sgargiante pelo viola – per lo meno Viktor il suo colore preferito se lo ricordava ancora.

Poi – risatina piccina di Mila contro il suo orecchio e il suo seno morbido che tremava appena contro la sua schiena – Yuuri balbettò uno strozzatissimo «Che cosa dovrei combinarci con questo, Vitya?!» mentre sfoderava dalla sua busta di plastica blu glitterata un… frustino.

Georgij sgranò gli occhi blu in uno sguardo terrorizzato, provando invano a fargli cenno di tacere ma era troppo tardi, Viktor non aspettava altro che quella domanda, per portare fino in fondo il suo slealissimo attacco a quel poco di buona reputazione che restava ancora a tutti e tre.

«Ma porcellino mio… non dirmi che devo spiegare a te e alla lucertolina come e su chi dovreste usare i giocattolini nuovi» insinuò, standosene a fissarli a gambe incrociate, soddisfatto come un pascià nel suo harem. Yuuri e Georgij si fissarono – ritrovando con consolazione nello sguardo dell’altro la medesima voglia omicida – e il regista russo fu persino tentato di tirargliele in faccia, le dannate manette, anche se avrebbe destato persino di più la curiosità di chi ancora non si era voltato nella loro direzione e non aveva cominciato a ridacchiare.

Che figura di…

«Non li maltrattate! È materiale di prima qualità, ho accompagnato io personalmente Viten’ka a sceglierli!».

La voce forte e squillante di Mila si intromise nella loro conversazione, bloccando sia lui che Yuuri sul posto – adesso capiva perché si era specialmente impegnata a segnalargli quei pacchetti e perché continuava a starsene appollaiata alla sua spalla, come a misurare da vicino ogni sua più inconsulta reazione.

Bastarda.

«E voi due dovreste ringraziare la nostra esperta per aver scelto solo il meglio sulla piazza!» intervenne Viktor, gettando altra benzina sul fuoco, le dita che si toccavano davanti alla sua bocca a cuore, così rossa e lieta da far salire la voglia di prenderlo a schiaffi a entrambi i suoi ragazzi… ma no, avrebbe persino gradito, non era il caso.

E in ogni caso definire “esperta” in quel ramo Mila era un eufemismo. A vent’anni stava già diventando una delle mistress più apprezzate della comunità BDSM di Detroit – sarebbe stata anche una delle protagoniste dello spettacolo dell’X Ball, il marzo dell’anno successivo. Lei non ti dava consigli, ti forniva vere e proprie consulenze e, conoscendola, aveva persino richiesto una parcella a Viktor per tutto quel tempo speso appresso a lui. Georgij sperava che fosse un conto salatissimo, se lo meritava, lui e i suoi stupidi scherzi pubblici.

«Mila, non solo lo incoraggi ma trami alle mie spalle, sono offeso!» protestò Georgij, piegando la voce alla sua intonazione più drammatica, mentre riusciva appena a voltare il capo e fronteggiare il sorrisetto innocente che la sua migliore amica gli stava rivolgendo, la guancia posata contro la sua spalla e le braccia forti che gli cingevano la vita in un abbraccio che adesso era profondamente ironico.

«Certo, per lo meno adesso non finirai a fare lo spettatore dimenticato, eh, Viktor?».

La voce roca e pacata che si inserì nella loro conversazione ebbe il raro effetto di far saltare sul posto sia Georgij che Yuuri. Entrambi si voltarono in tempo per vedere Chris che prendeva posto di fianco a Viktor e gli rivolgeva un occhiolino complice, prima di posargli un gomito sulla spalla.

«Sono cattivi, Chris! Io gli regalo i giocattoli migliori e loro mi escludono!».

Yuuri sbuffò, stropicciandosi stancamente la faccia con una mano: ci erano entrambi abituati, lui e Georgij, al fatto che fra Viktor e Chris intercorresse un’amicizia a dir poco pettegola a base di confessioni fin troppo intime sulle rispettive vite private. Il che significava ritrovarsi la propria vita sessuale commentata con molta nonchalance nei momenti e nelle situazioni più improbabili… ma Viktor non aveva avuto neanche la decenza di aspettare ventiquattro ore prima di spiattellare tutti i particolari della notte precedente, era inaudito.

«Quanta ingratitudine! Lo sai, Viktor, che se ti maltrattano puoi sempre venire a piangere sulla mia spalla» scherzò Chris e più che un tentativo di seduzione, quella frase suonò come l’appoggio totale e incondizionato di un compagno di sofferenze in un mondo che non capiva il loro spiccato senso dell’umorismo. A letto e fuori dal letto.

Georgij continuò a fissare la scena, ancora sulle spine. Non era tanto colpa degli atteggiamenti espliciti dell’amico – Chris amava scherzare ma era altrettanto discreto da non oltrepassare mai i limiti, a meno che non gli fosse esplicitamente richiesto. Era anche stato il loro primo aggancio a Detroit – un amico di vecchia data di Viktor e un ex-ballerino che, nonostante avesse traslato le sue doti di danza nella carriera da pole dancer, aveva continuato a mantenere i contatti con lui per anni.

Il punto – assai imbarazzante – era un altro. Esattamente come Mila, Christophe Giacometti apparteneva alla sesta categoria della comunità I6: gli Indecisi, nome improprio per indicare come il tatuaggio che appariva sulla loro pelle avesse, a un certo punto, cambiato forma e finito per indicare una frase differente. Nel caso di Mila quel cambiamento era avvenuto una sola volta ed era stata Sara la fortunata destinataria di tutto il suo amore – il fatto che la sua ragazza non avesse alcun tatuaggio, dall’altro lato, non le aveva impedito di ricambiarla con altrettanto entusiasmo.

Nel caso di Christophe, invece, era cambiato ben quattro volte. In realtà nessuno dei due aveva colpa – nessuno di loro aveva nessuna colpa, lì. A voler essere pignoli, la magia del Dono finiva sempre per essere influenzata dal carattere del portatore del tatuaggio e che detto portatore crescesse e i suoi gusti mutassero con lui era quasi scontato.

Peccato che, al loro arrivo a Detroit un anno e mezzo prima, il tatuaggio di Chris avesse deciso di mutare e sulla coscia destra – nell’interno della coscia, per la precisione – fosse spuntata una frase di…

«Meno male che non sei un noioso bacchettone come questi due! Sono così pesanti, certe volte!» esclamò Viktor, quasi leggendogli nel pensiero, mentre stuzzicava oziosamente con la punta del dito il frustino che Yuuri reggeva stancamente in una mano con un’espressione di rassegnata sconfitta stampata in faccia.

Dire che a Georgij fosse venuto un crepacuore, all’epoca dei fatti, era poco. Lui e Viktor stavano assieme da abbastanza anni perché avesse ricominciato a temere che la tanto attesa anima gemella spuntasse dietro l’angolo da un istante all’altro – e un trasferimento improvviso in una nuova città con centinaia di migliaia di persone nuove non era certo il modo migliore per scongiurare quell’eventualità.

Che Chris avesse commentato con nonchalance “sembra proprio che il mio tatuaggio abbia deciso che tu sei la mia anima gemella, adesso” aveva, se possibile, aumentato le sue angosce – appena mitigate dal fatto che la Frase di Viktor non apparteneva a Christophe e che, dunque, in teoria non c’era pericolo che lo abbandonasse.

Non ancora, per lo meno.

«Non mi metterei mai in mezzo a un litigio fra innamorati ma, ragazzi, dovreste coccolarvelo di più, Viktor, o finirete per farlo intristire!» li prese in giro Chris, mentre Viktor gli reggeva il gioco e la sua bocca a cuore si piegava in una smorfia di depresso disappunto, neanche fosse stato personalmente colpito al cuore dalle comprensibili proteste dei suoi due ragazzi – che non volevano tirarsi indietro su nulla ma preferivano non esporre certe cose sulla pubblica piazza.

Non mi metterei mai in mezzo…” era stata la medesima frase che Chris, in ogni caso, aveva pronunciato anche un anno e mezzo prima, mentre li aiutava a trovar casa a Detroit, li introduceva nelle riunioni della comunità I6 della città, dava supporto anche a Mila, che si sarebbe trasferita di lì a qualche mese. Era un buon amico, Chris, e a suo modo era anche molto onesto.

… a meno che non stiamo parlando di posizioni a letto, naturalmente!”.

Dannatamente onesto.

E, no, il fatto che lo avesse generosamente – o era piuttosto il suo lealissimo modo di competere con lui – incluso nella possibilità non tanto remota di dividersi Viktor non era certo riuscito a calmarlo. Erano stati quattro mesi alquanto isterici, da che se li ricordava, pieni di novità (e non poteva essere altrimenti, dopo essersi trasferiti in un altro Stato in un altro continente dall’altra parte dell’oceano), di cambiamenti, di scoperte. Per quanto apprezzasse la nonchalance con cui Viktor si era lasciato scivolare le cose addosso, intrecciando la più normale delle amicizie con Christophe una volta che il suo tatuaggio era cambiato di nuovo, Georgij non era mai stato il tipo da affrontare con leggerezza nulla, tantomeno le relazioni umane – di qualsiasi genere esse fossero.

«Io penso che…».

La voce di Yuuri si intromise in un borbottio basso, quasi inudibile a meno che non gli si prestasse molta attenzione – e Viktor aveva già lo sguardo azzurro puntato su di lui. Il ballerino giapponese strinse incertamente fra le dita il frustino e poi lo impugnò in un guizzo di inaspettata prepotenza, puntandolo dritto contro il naso della sua anima gemella.

«Io penso che se Viktor non impara la discrezione, io e Zhora dovremmo punirlo. E non. In un modo. Che gli piacerà».

Shack!

Yuuri non si limitò a scandire quelle parole – e la sua voce si era fatta mano a mano più bassa e se possibile più decisa e chiara. Aveva fissato prima Georgij e poi Viktor e aveva abbassato il braccio in una mossa netta, sferzando l’aria in un suono secco di cuoio, che aveva tolto il fiato e la voglia di parlare a tutte le persone che lo stavano osservando in quell’istante.

Viktor…

Viktor pigolò, premendosi una mano contro la bocca, mentre i suoi occhi scintillavano letteralmente di gioia. Georgij, invece, si ripiegò su se stesso, con Mila addosso a lui che stava palesemente ridendo del rossore improvviso che gli aveva incendiato anche la punta delle orecchie. Yuuri doveva imparare a controllarsi, cazzo, non poteva avere di quelle uscite in pubblico, erano gesti capaci di mandargli il sangue in ebollizione, soprattutto se nemmeno avvisava prima di mettersi a fare il dominatore.

«Oh, Yuuri, hai ragione, come potevo dubitare di te, sei sempre una garanzia!».

Chris fu il primo a riprendersi e plaudire all’iniziativa di Yuuri, che ancora stava fissando Viktor come se avesse avuto davvero tutta l’intenzione di sferrargli una frustata punitiva, lì di fronte a tutti. La voce roca dell’amico, tuttavia, sembrò riscuoterlo e ridargli abbastanza lucidità da «Ma… che vergogna, ma cosa mi fai dire!» mugolare, lasciando cadere il frustino come se scottasse e sbattendosi entrambe le mani contro il viso in un gesto di imbarazzata stizza.

«Yuuri, cosa sono questi rimorsi? Dovresti mantenere un contegno, ma non ti ho insegnato niente?» protestò Mila, parlando contro l’orecchio di Georgij, che la fulminò con uno sguardo di traverso ancora carico di imbarazzo e della sottile tensione che quella scena gli aveva lasciato addosso.

«Non prendertela! Non sono tutti dei professionisti seri come te, sfogliatella mia».

Questa volta Georgij fu costretto a piegarsi in avanti – e puntellare i palmi sul pavimento per non finire faccia a terra – perché un altro gentil peso si era aggiunto a quello di Mila, il proprietario di una voce calda e maliziosamente divertita che aveva appena pronunciato quel vezzeggiativo in lingua italiana all’indirizzo della sua ragazza.

«… siete comode o volete che mi stendo?».

«Ma no, Georgij, resta pure così, io e Mila siamo comodissime!» chiocciò Sara in una risata argentina che fece ridere anche Mila e si riversò in una cascata di tremori e singhiozzi divertiti contro la schiena larga di Georgij. Il ragazzo sospirò, rassegnato, mentre Chris pensava bene di immortalare la scena in una foto che Phichit si sarebbe sicuramente pentito di non aver postato lui per primo.

«Dai, ragazze, lasciatelo in pace» protestò Yuuri, che stava provando a lasciarsi alle spalle la scena di cui era stato protagonista pochi istanti prima – non poteva diventare di nuovo un meme a distanza di appena dieci mesi, che diamine! Georgij gli rivolse una smorfia che assomigliava a un sorriso grato e molto drammatico per essere stato compreso da almeno una persona lì dentro.

Viktor, al suo fianco, stava ancora sorridendo malizioso, mentre si rigirava fra le dita il frustino tanto ignominiosamente dimenticato a terra.

«Sì, ragazze! Non me lo sfiancate» esordì, facendo il verso a Yuuri con un tono di voce decisamente lezioso, e prese ad accarezzare con la frusta una guancia di Georgij in modo lento e cadenzato, un tocco abbastanza leggero da farlo rabbrividire e non solo per il solletico.

«Poi dopo non ha la forza di giocare e usa male i nostri giocattoli!» concluse, mentre la punta del frustino delineava piano prima la mascella e poi il mento del regista russo, fino a risalire lungo le sue labbra schiuse e posarsi sulla punta del suo naso. Lo sguardo azzurro che Viktor gli stava rivolgendo era sfrontatamente arrendevole, come se lo stesse letteralmente sfidando a reagire in modo violento, e tanto bastava a far salire la tensione nell’aria al punto che Georgij non riusciva a smettere di fissarlo di sotto in su, senza perdersi neanche un battito delle sue ciglia.

«Li faccio sparire, questi giocattoli!» sbottò alla fine, senza riuscire a trattenersi oltre, e allungò la mano, strappando il frustino dalle dita di Viktor in un gesto esasperato, che contribuì solo ad allargare ancora di più il sorriso rosa e osceno che sollevava gli angoli della sua bocca a cuore. Quella mossa improvvisa fece sobbalzare sia Mila che Sara, che si staccarono dalla sua schiena solo per prodursi in un applauso a metà fra l’incoraggiante e il canzonatorio.

«Gli do una mano» intervenne Yuuri, cambiandosi di posto e sedendoglisi di fianco. Poi, con un’espressione tanto solenne da strappare una risata intenerita a Chris, Sara e Mila, afferrò le manette che giacevano fra le gambe di Georgij e la busta che aveva contenuto il suo regalo, infilandocele dentro. Fu quando rivolse il palmo vuoto al regista russo e quello, ben lieto e sollevato, gli affidò il frustino che «Siete due mostri!» prese a protestare Viktor, piegando la voce in un lamento acuto.

Il vero mostro, a sentire Yuuri e Georgij, era Viktor e la sua assoluta mancanza di pudore ma forse non aveva avuto poi una così cattiva idea nel regalargli quegli strani “giocattoli”. Lo avrebbero fatto penare un po’, tuttavia, prima di convincersi entrambi a dargli soddisfazione.

Lo conoscevano abbastanza da sapere che persino quell’agonizzante attesa gli sarebbe piaciuta.

 
 
 

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